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 Il mio sogno più grande (uscita 8 ottobre 2008)

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MessaggioTitolo: Il mio sogno più grande (uscita 8 ottobre 2008)   Il mio sogno più grande (uscita 8 ottobre 2008) Icon_minitimeMer 15 Ott 2008 - 12:16

Il mio sogno più grande (uscita 8 ottobre 2008) Il_mio10

TRAMA
La quindicenne Gracie Bowen (Carly Schroeder) vive a South Orange nel New Jersey ed è l'unica femmina in una famiglia di tre figli maschi. La vita dei Bowen ruota quasi esclusivamente attorno agli uomini della famiglia finchè un giorno si verifica un triste evento: Johnny (Jesse Lee Soffer), il fratello maggiore di Gracie - suo unico alleato all'interno della famiglia - rimane ucciso in un incidente automobilistico. Gracie decide di riempire il vuoto lasciato dal fratello impiegando tutti i suoi sforzi per convincere suo padre e i suoi fratelli che lei è forte abbastanza per realizzare il sogno che suo fratello rincorreva da sempre: segnare il gol della vittoria nella sua squadra di calcio. Per vincere questa sfida però trascurerà la scuola, allontanando i suoi amici e rischiando di perdere il fidanzato. Ma grazie alla sua tenacia Gracie non solo spingerà il padre e i suoi amici a vederla come la persona bella e forte che è sempre stata, ma riuscirà anche a tenere unita la famiglia in un momento estremamente difficile. La storia si basa su fatti realmente accaduti alla famiglia Shue (e più specificatamente al produttore e co-interprete Andrew Shue e all'attrice nominata agli Academy Award® Elisabeth Shue).



Dopo il successo di "Sognando Beckham" e "Little Miss Sunshine", ecco di nuovo una famiglia alle prese con "un sogno" ed a proporre questa nuova visione è il regista Davis Guggenheim, vincitore dell’Academy Award e famoso per i suoi film-documentario come "Una Scomoda Verità".
Stavolta però la storia è tratta da avvenimenti e sentimenti reali, accaduti alla famiglia di sua moglie, la popolare attrice Elisabeth Shue, nominata agli Academy Award. Sono affrontati diversi temi importanti e universali come: l’incapacità di dialogo fra figli e genitori, il maschilismo ancora troppo diffuso, l’importanza di credere in se stessi, la capacità di lottare per ciò in cui si crede e il coraggio di rialzarsi dopo le avversità.
Lo spettatore si trova di fronte all’America del 1978 nel New Jersey e con una fotografia pulita il regista cerca di catturare lo spirito del cinema di allora nelle macchine fiammanti, i giovani alle prese con gli ormoni e il desiderio di divertirsi e uscire dagli schemi, alla ricerca di qualcosa che sembra essere sempre a portata di mano, ma che riesce sempre a sfuggire. La storia della quindicenne Grace Bowen, interpretata da una convincente Carly Schreder, è in effetti la storia di Elisabeth Shue, unica femmina di quattro figli in una famiglia dominata da una certa vena di maschilismo, un neo diffuso in tutta la cittadina di South Orange e non solo fra le quattro mura domestiche.
Una famiglia in cui tutto ruota intorno al calcio, che è improvvisamente investita dal lutto per la morte del figlio maggiore Johnny (Jesse Lee Soffer), l’unico alleato di Grace nella casa. La tragedia sconvolge gli esili legami affettivi e rende ancora più evidenti i difficili rapporti, le insoddisfazioni e le insofferenze, soprattutto l’incapacità dei genitori di parlare con i figli. Il dolore diventa l’elemento destabilizzante e si scorge un allontanamento per cui il debole legame familiare sembra scomparire, finché Grace non decide di realizzare lei stessa il sogno del fratello: giocare a calcio e vincere la squadra avversaria. E’ il momento peggiore per l’adolescente, che viene derisa perfino dal padre e dai fratelli, con una madre che vorrebbe vederla solo seguire le proprie orme, come futura donna di casa e madre di famiglia. Una visione forse bigotta e poco sensata, in cui però cadono molto spesso i genitori, che non riescono a vedere il figlio come un essere diverso da loro, capace di provare e desiderare altro, citando Grace: "Questa è la tua vita!".
Un senso di impotenza attanaglia la quindicenne, che esplode in un ultimo grido di aiuto verso i genitori, ed ecco che finalmente, dopo tanto tempo, questo "urlo silenzioso" è accolto. Finalmente la famiglia sfasciata e in crisi si riunisce intorno a lei, per aiutarla a realizzare il suo sogno, quello di Johnny. Inizia così l’addestramento per renderla una vera giocatrice di calcio, attraverso un duro allenamento che può essere paragonato ad un viaggio di formazione, capace di generare trasformazioni profonde all’interno della famiglia e nei rapporti interpersonali. E’ il calcio l’elemento portante della storia, o meglio il sogno del calcio, che stimola la reazione, permettendo di imparare ad affrontare le sfide. Lo sport è la palestra di vita, un modo per imparare a superare i propri limiti e a credere in se stessi, oltre che una terapia di gruppo (famiglia). E’ un film generazionale, che vuole spronare lo spettatore a non arrendersi mai e a non accettare i limiti imposti da altri, se si crede e si desidera veramente realizzare qualcosa: "Non bisogna demordere".
La pellicola in definitiva è convincente e commovente, grazie al tentativo del regista di mostrare gli ostacoli che Grace deve affrontare, perfino i tradimenti degli amici, pur di realizzare il suo desiderio. Forse gli appassionati del calcio avranno da ridire per come il regista ha ripreso le azioni sul campo, ma questo non sminuisce la qualità di "Il mio sogno più grande".

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